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Religiosi, una grande storia da costruire.

   Mi piace iniziare questa mia riflessione con le parole di Papa Benedetto XVI: "Voi religiosi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire!"
Per tanti di noi religiosi è stato proprio così, abbiamo vissuto una storia da ricordare e raccontare. Che ne sarebbe stato della nostra vita se non ci fosse stato l' incontro con il Signore che ha suscitato tante domande esistenziali che non hanno ricevuto subito risposta nella nostra sincera ricerca di Dio, ma che sono state espressione di chi voleva dare senso e valore alla vita e spenderla per Uno, cui vale veramente la pena donarsi.
Gesù, dapprima, indica a un consacrato la via di un'ordinaria santità quotidiana, perciò il desiderio e la ricerca diventano sempre più struggenti, e poi ci educa e ci allontana da tutto quello che credevamo fossero valori indispensabili e validi e ci conduce nell'abisso che è dentro di noi e ci trasforma in una sorgente ricolma d'amore per un nuovo inizio, per una più radicale adesione a Lui attraverso un cammino di sequela, fatto tutto di ascolto, riflessione, discernimento.
Anche per me, come tanti chiamati alla vita consacrata, questa è stata la prima fase del mio percorso, ma quando tutto sembrava chiaro e mi aspettavo lode e congratulazioni per quella mia nuova scelta di vita, Egli mi ha fatto sentire il suo sguardo e mi ha condotto per sentieri inattesi e impensati verso la totale rinunzia a tutto quello che credevo di essere. Così l'ho seguito come sono e per quello che poveramente sono, senza avanzare riconoscimenti e senza preoccuparmi di cosa fare di più.
Oggi, dopo 25 anni di vita religiosa nell'Istituto delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù, lasciandomi sempre fissare dallo sguardo di Gesù e stupire dall'infinito amore del suo Cuore, nella fedeltà al carisma di madre Clelia Merloni che ha marchiato la sua esistenza con il motto "Dio Solo" e firmato con le parole di S. Paolo "Charitas Christi urget nos" lo stemma distintivo del nostro Istituto di Apostole del S. Cuore, da lei fondato proprio per dare amore, gloria e riparazione al Cuore di Gesù. E in quel nome di Apostole c'è tutto il programma di vita di noi figlie di madre Clelia. Da parte mia, ho trovato quel campo vero e giusto dove lo sguardo che mi ha fissato e mi ha chiamato mi ha condotta a realizzare la mia vocazione. Approfondendo  e studiando il carisma di madre Clelia, la sua statura spirituale, i suoi scritti pedagogici e dottrinali e i campi di apostolato dove Ella ha voluto le sue figlie - missioni, ospedali, assistenza agli anziani, alle famiglie e all'uomo in qualsiasi stato di bisogno e di povertà - oggi più che mai, posso dire che è attuale ed urgente il modello di religiosa che Madre Clelia ha voluto per le sue figlie e di cui la Chiesa e l'uomo d'oggi hanno bisogno.
Noi Apostole, come tutti i religiosi, per rispondere alle esigenze e alle domande della Chiesa e dell'uomo e per conformarci sempre più alla Fondatrice ci sforziamo ogni giorno di rinascere nello Spirito, essere libere da paure dell'oggi, del passato e del domani, denunciare i diritti di chi non ha voce o è scartato dalla società. Ed ogni giorno chiediamo con insistenza al Signore la forza di vivere, lavorare, gioire, soffrire, sognare, accettare anche le delusioni, perdonare, saper perdere senza sentirci distrutte, metterci in discussione senza indebolire la fede, portare la pace dove c'è inquietudine, usare le nostre mani per accarezzare, curare, donare, indicare la strada giusta a chi l'ha smarrita.
Ci sforziamo di essere sempre in comunione con Dio per suscitare la nostalgia di Lui e della Chiesa e ben sappiamo che in tanto benessere si può vivere povere, in tanta corruzione si può vivere libere, in tanta voglia di potere si può vivere obbedienti. Perciò viviamo con la certezza che c'è una forza che ci sostiene e che non verrà mai meno: l'Amore di Dio.
Abbiamo un'unica ambizione: essere al servizio degli altri senza cercare sistemazioni o posti d'onore ed essere sempre dono per tutti senza avanzare diritti, avendo nel cuore il nostro motto "Dio Solo" e così essere per la Chiesa e per tutti, donne che parlano con la propria vita e non con le sole parole.
E mentre ringrazio chi prega affinché noi religiose possiamo essere come Gesù ci vuole, assicuro la mia preghiera quotidiana.

Sr Maria Lucia Esposto, ascj
Caposala del reparto di oncoematologia pediatrica
di Casa Sollievo della Sofferenza
 
( articolo pubblicato sul periodico dell'arcidiocesi  di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo "Voci e volti", anno V - n.7, pag. 18)


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